Quante volte purtroppo, è capitato a qualcuno di noi, non a tutti, per fortuna, di essere stato vittima di un sopruso, di un abuso, di un’offesa. Anche solo di un piccolo furto con destrezza, un furto nel proprio domicilio, un insulto in un litigio, qui mi riferisco solo ad un minimo elenco di reati c.d. bagatellari per non addentrarmi in fatti più tragici, ma che per la persona, per l’individuo in sé, non sono poi così poco importanti. In queste brutte esperienze, chi, anche solo per un momento, non ha sentito la necessità di dar voce al proprio dolore, al rammarico, al risentimento, alle paure? Spesso questa voce rimane inascoltata o ascoltata nelle poche occasioni istituzionali, davanti alle autorità o al difensore di fiducia. Quante volte però ciò non è sufficiente per elaborare l’episodio e si rimane con un “vuoto dentro”. Soprattutto, vi siete mai chiesti quali siano le reali vittime? Vittima, non è solo quella a cui è rivolta direttamente l’offesa, il perimetro di azione delle conseguenze dell’evento è molto più ampio. Pensate a quando viene lanciato un sasso in acqua… quanti sono i cerchi che si espandono? Così accade per ogni fatto nella nostra vita, molti sono i soggetti coinvolti: genitori, familiari, comunità. In questi casi come possono prendere voce? Vi è un luogo, protetto, dove non c’è giudizio, dove tutti possono dare sfogo al proprio dolore e gridare il proprio “perché io”, “perché proprio a me”, dove si può avere un confronto diretto con il proprio offensore e provare ad avere da lui le risposte. Questo posto è la mediazione penale. Qui la giustizia si fa riparatrice e diventa un sarto che ricucendo lo strappo, dà forma ad un nuovo modello di rapporto, ad una nuova consapevolezza e rielaborazione dell’accaduto. Si approda così ad un duplice risultato, la vittima sente riconosciuto il torto subito, riacquista fiducia in sé e nel sistema. Il reo prende contezza del male inflitto e si rende partecipe nel porre rimedio all’offesa. Credo molto in questo “modo di riparare al torto” e alla possibilità di un confronto, a come la giustizia ripartiva dia voce a chi, altrimenti, rimarrebbe in silenzio. Credo si possa parlare tranquillamente di sostenibilità, di innovazione, di un metodo che prova a rendere il mondo un posto migliore.
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